20 gennaio 2011

RIFIUTI QUESTI CONOSCIUTI

Vi siete chiesti quanto costa ad un'azienda il costo di ogni bottiglia di plastica ?
E noi quanto paghiamo il prodotto che compriamo ?
E quante volte lo paghiamo una volta esaurito il prodotto ?
Bhè semplice tre volte o addirittura quattro volte , come ?
La ditta che lo produce, lo produce per una azienda , che si rifà sul consumatore finale , che una volta utilizzato se lo ritrova in bolletta ( tarsu ) , e il conto e fatto la plastica e un derivato del petrolio e perciò a un costo , quel costo viene fatto pagare al consumatore tre volte :il trasporto , il consumatore lo compra e gli viene affibbiato un'altro costo , e quando finisce di consumarlo lo getta ne rifiuti e perciò nella bolletta  dei rifiuti .

Punti vendita di detersivi sfusi alla spina a Velletri (RM), Via Di Ponente, 191 - Wash Maps


Provate e fate provare al comune di velletri come chi utilizza questo sistema a ridurre la bolletta dei rifiuti , così da combattere il consumismo , e l'inquinamento semplice no!





L'ALTRA VELLETRI



Buongiorno succede anche questo a velletri , ma succede anche in altri comuni , in queste evidenti foto si possono vedere gli effetti di una inciviltà diffusa quella di sbarazzarsi di rifiuti anche elettronici , che vanno ad accumularsi nel calderone della discarica invece di essere portati in un centro di raccolta specifico ( sempre che ci sia ).

Punti vendita di detersivi sfusi alla spina a Velletri (RM), Via Di Ponente, 191 - Wash Maps

Punti vendita di detersivi sfusi alla spina a Velletri (RM), Via Di Ponente, 191 - Wash Maps

Furti d’identità, come difendersi Attenti al vishing, truffa via sms.

Cellulari, internet e carte di credito sono nel mirino di banditi di nuova generazione. Ma arriva un libro che insegna come difendersi.

Squilla il cellulare, è appena arrivato un sms: «Ore 10.45, lunedì 15 gennaio  2011. Effettuata una spesa da 85 euro presso il centro commerciale...». È il rassicurante testo di un nuovo e utile servizio bancario che informa il titolare di una carta di credito o bancomat ogni volta che spende denaro elettronico. Bisogna preoccuparsi, però, se all'ora indicata voi non siete in un ipermercato, ma in ufficio a lavorare.
«È a questo punto che scatta la truffa» spiega il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza. «Si viene presi dal panico e si cade nella trappola dei cybercriminali. Già perché molti di questi messaggini non vengono mandati dall'istituto di credito, ma dai furbetti del telefonino.

Di norma bisognerebbe chiamare la banca e far disattivare la carta» prosegue l'ufficiale «ma spesso si continua nella lettura del messaggio truffaldino che indica in calce un numero da chiamare. Timorose di vedere il conto prosciugato le vittime pigiano il tasto verde del cellulare e chiamano il numero farlocco. Risultato? Risponde una voce elettronica che ha un costo fisso di 15 euro alla risposta.
Dopo pochi istanti cade la linea e lo sprovveduto truffato richiama, perdendo in pochi minuti anche centinaia di euro. Oppure risponde un call center» prosegue Rapetto «che chiede di digitare sulla tastiera il numero di carta da bloccare, data di scadenza e il codice di 3 cifre scritto sul retro della plastic card».

Non è ancora stato ben diffuso un utile sistema per evitare la clonazione della carta che già qualcuno ha trovato un modo per guadagnarci a scrocco. Per difendersi da raggiri di questo tipo il colonnello, che oltre a dare la caccia ai cybercriminali insegna in vari atenei, ha scritto il libro Truffe.com insieme con la moglie giornalista Maria Teresa Lamberti. Il manuale racconta in dettaglio decine di frodi telematiche, con esempi e «con i suggerimenti per non abboccare e sopravvivere agli imbrogli» spiega la coautrice Lamberti.
La truffa sopra raccontata va sotto il nome di «vishing», procedura che inganna con la voce di un risponditore automatico e sostituisce con una V (che sta per voice, voce) le prime due lettere dell'ormai noto «phishing», che vuol dire pescare sprovveduti via internet a cui carpire informazioni riservate.

Celati nell'ombra i nuovi cybercriminali vogliono tutti la stessa cosa: le 16 cifre della carta di credito, la data di scadenza e il codice segreto. Oppure i dati del bancomat. Ma quali e quanti sono i nuovi pericoli a cui andiamo incontro? «Ora dilagano i lettori di carte e bancomat taroccati» avverte Lamberti. «Quelli che sono stati modificati con uno skimmer» (dall'inglese skim, che vuol dire leggere velocemente). All'apparenza sembrano normali ma al loro interno hanno un rudimentale ma efficace agente segreto.
«Quando si inserisce la carta lo skimmer legge i dati della banda magnetica e li memorizza. Cosa che avviene anche quando si digita il codice» prosegue il colonnello Rapetto. «Poi i dati così illegalmente acquisiti vengono spediti via sms ai malfattori tramite un cellulare nascosto sotto la tastiera del dispositivo contraffatto.

Chi riceve l'sms è in grado di preparare una carta assolutamente identica a quella del reale titolare. E di utilizzarla per acquisti illegali. La cosa grave» aggiunge l'ufficiale «è che lo schema elettronico di questi apparecchi è facilmente reperibile in un'infinità di siti web che spiegano come realizzare trucchetti del genere».
Per truffe del genere ci vuole una ben organizzata struttura criminale. Gente in grado di sostituire gli apparecchi che le cassiere usano nei supermercati e di modificare i distributori pos. Ma bisogna stare attenti anche a quei ristoranti che portano al tavolo un lettore di carte senza fili.


Un lettore di carte bancomat truccato da una gang di romeni. Era in grado di leggere le bande magnetiche e il codice pin che poi inviava, in automatico e con un sms, ai malfattori.
Sembra una procedura che dovrebbe aumentare la sicurezza (non bisogna infatti affidare la carta a uno sconosciuto cameriere), «ma se all'esterno del ristorante in auto c'è un malfattore con un computer portatile e un'antenna, è anche possibile che i dati vengano trafugati nel momento stesso in cui il cliente li digita».
Per entrare in possesso dei numeri delle carte i nuovi criminali ricorrono a stratagemmi sempre nuovi. Alcuni rudimentali, ma efficaci. Trucchi che vengono battezzati da una nuova parola inglese che quasi sempre finisce con le tre lettere «ing». I due nuovi termini: «boxing» e «trashing». Il primo «ha la sua radice nella parola box, scatola, che è spesso usata anche nell'accezione di casella postale» racconta Lamberti.

«Mail box è la cassetta delle lettere. La truffa indicata come boxing consiste nell'entrare in possesso di certe informazioni impadronendosi dell'estratto conto del titolare della carta o di altre comunicazioni che gli sono state inviate a proposito delle operazioni eseguite con la stessa».
Il criminale dunque viola la segretezza della corrispondenza e il suo obiettivo principale in questa fase è la casella della posta della sua vittima. In realtà non deve rubare le lettere, ma può «accontentarsi» di aprirle, ricopiare i dati che lo interessano, richiuderle e rimetterle al loro posto.

Un altro metodo (simile per il modo in cui i dati vengono sottratti, ma diverso rispetto ai tempi di recapito e lettura della posta) è quello del trashing. Poiché trash significa immondizia, è facile capire che «l'operazione consiste nel rovistare nella spazzatura» aggiunge Rapetto «cercando estratti conto, comunicazioni personali, indicazioni pratiche, segnalazioni che la banca o il network delle carte di credito ha spedito all'interessato.
Tra i rifiuti, infatti, si possono recuperare scontrini, ricevute e altri tasselli utili a ricomporre quel puzzle che sono i dati della carta presa di mira.

Ma lo avete mai letto uno scontrino di una spesa effettuata con carta di credito?» chiede retoricamente il finanziere. «Beh, fatelo, perché ci sono scritte tutte le informazioni che servono per effettuare un acquisto online, dal biglietto del treno a quello aereo.
«Quindi un consiglio: non gettate mai lo scontrino nel cestino fuori del ristorante, ma custoditelo o distruggetelo. Gli addetti ai lavori citano addirittura il "dumpster diving", ossia una specie di sport criminale che prevede immersioni nei cassonetti della spazzatura per recuperare ogni genere di dati che si possono ricavare da oggetti o altri rifiuti».

Tra i furbetti del digitale c'è anche chi semplicemente vuole risparmiare sulla bolletta del cellulare. «In aiuto dei tecnocriminali viene la tecnologia bluetooth» spiega Rapetto «con un software e uno smartphone, ossia un cellulare con sistema operativo evoluto, si può telefonare addebitando la chiamata a uno sprovveduto che ha lasciato la funzione bluetooth accesa.
Basta fare "cerca dispositivo", funzione disponibile in quasi tutti i cellulari in commercio, per vedere in ufficio o sul treno Eurostar quanti hanno il cellulare aperto agli intrusi».

19 gennaio 2011

Questa e la pagina di oggi castelli datata 8 agosto 2009 indirizzata all'assessore di lazzaro siamo al 2011 da allora nessuna risposta in merito perchè?
Non ha avuto tempo ?
Non vuole rispondere ?
Oppure c'è altro ?
Oppure non sa rispondere !

Lo sapevate che .....!Malattia professionale: la responsabilità del datore di lavoro è di natura contrattuale

In presenza di una malattia professionale l'imprenditore è tenuto a provare di aver adottato, nel rispetto dell’art. 2087 c.c., "tutte le misure che, seconda la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". E' quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 306 del 10 gennaio 2011 accogliendo il ricorso di un lavoratore che aveva visto accertare, dalla Corte d’Appello, la natura professionale della propria malattia ma non la domanda di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno morale. Alla base della decisione dei giudici di merito veniva posta l'omissione da parte del lavoratore di allegazione della documentazione relativa alla violazione delle misure di prevenzione idonee ad evitare il danno da parte del datore di lavoro e il fatto che l'articolo 2087 c.c. non prevede una responsabilità oggettiva e non può risolversi in un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile. I Giudici di legittimità ritengono la sentenza della Corte d'Appello non rispettosa del dettato normativo e la cassano con rinvio ad altra Corte d'Appello per una nuova valutazione di merito, alla luce del criterio di ripartizione dell'onere della prova in forza del quale "incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'uno e l'altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro l'onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo".
Succede anche questo a velletri , lasciare biglietti sui parabrezza delle auto o come in questo caso di un furgone per esprimere tutta la propia insoddisfazione al propietario , che credo e spero si guardi bene dal perpetrare di nuovo tale azione , visto che anche l'autore del messaggio a le sue buone ragioni .

Furti d’identità, come difendersi

Un'osservatorio permanente sul furto d'identità, un fenomeno in notevole crescita negli ultimi anni, sia in Europa che negli Usa. E' la proposta dell'Adiconsum, l'associazione dei consumatori che, mediante un sondaggio, ha scattato una prima fotografia in grado di mettere a fuoco le dimensioni di questo tipo di reato nel nostro Paese, fornendo informazioni sui comportamenti dei consumatori e sul loro livello di conoscenza del problema.
Ma che cos'è il furto di identità e come possiamo difenderci? Ecco alcune informazioni utili.

Che cos'è Si ha un furto di identità ogni qualvolta un’informazione individuale, relativa ad una persona fisica o a un’azienda, è ottenuta in modo fraudolento da un criminale con l’intento di assumerne l’identità per compiere atti illeciti. Tali comportamenti sono da annoverare giuridicamente sotto il nome di “frode”. La frode di identità comprende reati quali l’apertura di conti correnti bancari, la richiesta di una nuova carta di credito o l’utilizzo dei dettagli personali della vittima nell’acquisto di beni, servizi o altri vantaggi finanziari.

Come avviene Il furto di identità può avvenire attraverso diverse modalità. In particolar modo, le informazioni personali delle vittime possono essere recuperate attraverso:
Bin raiding o trashing: attraverso estratti conto, bollette, vecchi contratti assicurativi, lettere personali, involucri di giornali spediti a casa, informazioni fiscali ecc. che sono state buttate nel cestino della spazzatura.
Inoltro della posta: successivamente ad un trasferimento di residenza, quando non si comunica la variazione dell’indirizzo alle Poste Italiane.
Skimming: nella clonazione di una carta di credito durante l’uso, attraverso un’apparecchiatura elettronica in un esercizio commerciale; può essere sufficiente per reperire i dati necessari ad utilizzare una carta senza rubare interamente l’identità della vittima.
Furto della borsa o del portafoglio: generalmente i portafogli e le borse contengono bancomat, carte di credito e documenti di identità come la patente di guida e le tessere di iscrizione a determinate associazioni.
Contatti indesiderati: attraverso chiamate telefoniche alla vittima, durante le quali i malviventi si spacciano per dipendenti della banca o dell’azienda con cui il soggetto intrattiene rapporti commerciali.
Telefonino: mediante la ricezione di messaggi (sms, email) che comunicano ad esempio la vincita di un telefonino di ultima generazione seguendo un link che porta ad un'azione di phishing finalizzata ad acquisire i dati personali.
Noi stessi: possiamo fornire incautamente delle informazioni che ci riguardano ad esempio conversando con un estraneo, dettando al telefono gli estremi della carta di credito per un acquisto effettuato telefonicamente ecc.
Siti internet: a tutti coloro che navigano in internet viene regolarmente richiesto di fornire informazioni personali per poter accedere a determinati siti e per poter acquistare beni. In molti casi queste informazioni viaggiano sulla rete in chiaro e non in modalità protetta.
Salvando le password sul pc: le password e le username utilizzate per accedere ai conti correnti online o ad altri siti che contengono informazioni personali possono essere memorizzate sul pc. In questi casi, chiunque abbia accesso al computer può entrare senza difficoltà nei siti protetti utilizzando le password salvate.
Phishing: questo termine identifica il furto via posta elettronica. Il malvivente invia un’e-mail dichiarando di essere un incaricato di una banca o di una compagnia di carte di credito o di appartenere ad altre organizzazioni con cui si possono avere rapporti inducendo a fornire informazioni personali con le più svariate motivazioni (per riscuotere premi in denaro, beni tecnologici, ripristinare password scadute, etc.). Generalmente l’e-mail chiede di utilizzare un link per accedere ai dettagli del conto della vittima presso il sito della compagnia, adducendo motivazioni di sicurezza, link che in realtà conduce in un sito web solo all’apparenza originale.
Blog, social network ecc.: un crescente numero di utenti sta fornendo un’elevata quantità di dati personali nei propri blog, siti chat, nei profili dei social network ecc.

Il furto di identità in Italia Nel 2006, nel nostro Paese, sono stati stimati oltre 17mila tentativi di frode creditizia, per un ammontare complessivo pari a circa 80 milioni di euro. Nel 93% dei casi le vittime non sono riuscite a denunciare l'autore della frode ma hanno sporto denuncia contro ignoti e l'importo medio dei casi denunciati è stato di 5.301 euro. La vittima ci mette in media 206 giorni per scoprire la frode creditizia mediante furto della privacy.
L'indagine di Adiconsum, realizzata con il sostegno di Fellowes Leonardi, ha esaminato un campione di 1325 persone fra i 18 e i 60 anni di entrambi i sessi e residenti su tutto il territorio nazionale. Circa un consumatore su quattro ha avuto esperienza diretta o indiretta (tramite familiari e conoscenti) del furto d’identità, soprattutto a causa di sottrazione o smarrimento di documenti e clonazione di carte di credito. Sembra essere abbastanza contenuto il numero di soggetti (15%) caduti nella trappola del phishing, anche se risulta sempre più in crescita la tecnica del reperimento fra i rifiuti di documenti personali, bancari o d'altro tipo (bollette, modelli fiscali ecc.) da cui estrarre dati anagrafici, numeri di carte di credito, firme e quant'altro consente di copiare il profilo della vittima. Il 55% degli intervistati, infatti, getta documenti contenenti dati sensibili senza distruggerli. A questo proposito, anche una rilevazione fatta l'anno scorso da Experian in collaborazione con l'amministrazione comunale di Schio (Vicenza) ha dimostrato come gli italiani gettino incautamente in pattumiera una gran quantità di documenti personali, bancari e commerciali che facilitano il compito dei ladri di identità. Nel 43% dei sacchi per la raccolta differenziata della carta presi in esame, infatti, erano stati trovati documenti riservati e con firme cestinati dai cittadini.
Le categorie maggiormente colpite sono i commercianti e i liberi professionisti. Questi ultimi, in particolare, sono più frequentemente vittime di clonazione di carte di credito, per il frequente uso che fanno di alcune tipologie di pagamento elettronico. I lavoratori dipendenti e gli studenti, invece, risultano maggiormente colpiti dal phishing. Il fenomeno del trashing, infine, è più diffuso al Sud rispetto al resto d'Italia. In generale i residenti del Centro Sud sono i più colpiti dal fenomeno del furto di identità;  il 49% degli intervistati lascia memorizzate le proprie password sul pc;  il 40% ancora non usa le carte prepagate per i propri acquisti online.
Nel nostro Paese, infine, il furto d'identità rimane una scoperta del consumatore, che si accorge di essere stato derubato attraverso la lettura degli estratti conto. Molto pochi i cittadini che hanno ricevuto segnalazioni dalla propria banca o società finanziaria.

Lo sapevate che .....! Mobbing Cassazione, in Italia manca una specifica figura incriminatrice per contrastare tale pratica persecutoria

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 685 del 13 gennaio 2011, ha affermato che "le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (c.d. mobbing) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente nel caso in cui il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente […] assuma natura para-familiare, in quanto caratterizzato da relazioni intense e abituali, da consuetudini di vita tra i detti soggetti, dalla soggezione di una parte nei confronti dell'altra, dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia". Il principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte pone l'accento sulla mancanza nel nostro codice penale - nonostante una delibera del Consiglio d'Europa del 2000 che vincolava tutti gli Stati membri a dotarsi di una normativa corrispondente - di una specifica figura incriminatrice per contrastare il mobbing. I Giudici di legittimità, rigettando il ricorso di un'operaia, precisano però come in caso di mobbing è certamente percorribile la strada del procedimento civile, costituendo il mobbing titolo per il risarcimento del danno eventualmente patito dal lavoratore in conseguenza di condotte e atteggiamenti persecutori del datore di lavoro o del preposto. "Il legittimo esercizio del potere imprenditoriale, infatti, deve trovare un limite invalicabile nell'inviolabilità di tali diritti e nella imprescindibile esigenza di impedire comunque l'insorgenza o l'aggravamento di situazioni patologiche pregiudizievoli per la salute del lavoratore, assicurando allo stesso serenità e rispetto nella dinamica del rapporto lavorativo, anche di fronte a situazioni che impongano l'eventuale esercizio nei suoi confronti del potere direttivo o addirittura di quello disciplinare."

SPQV Senatus Populosque Veliternum: Lo sapevate che .....!

SPQV Senatus Populosque Veliternum: Lo sapevate che .....!: "Questo e il titolo che e più congeniale per informare e restare informati su tutto quello che ci può essere utile dalle informazioni di cara..."