25 marzo 2011


Cassazione: se piscina non appone cartello per segnalare divieto di tuffi, è responsabile in caso di eventuali danni

Con la sentenza n. 5086 del  2 marzo 2011. che vede  protagonista una minore che aveva riportato danni gravi poichè si era tuffata  in piscina dove l'acqua era troppo bassa per i tuffi. Però nessun cartello era installato nella piscina antistante,che  vietava i tuffi. Su ricorso proposto dai genitori della minore  avverso la sentenza della Corte d'Appello , la Cassazione ha invece stabilito che "l'apposizione di mezzi idonei alla segnalazione della profondità della piscina e di un cartello per vietare i tuffi,  dove la profondità non li consente in sicurezza, risponde alle comuni regole di prudenza, specificate nei confronti del gestore della piscina, volte ad vietare il superamento dei limiti del rischio inserito anche nell'ambito sportivo . Un forte  rilievo può avere, quindi, la mancata elencazione di tali obblighi in norme primarie o secondarie". La Corte ha poi aggiunto che "alla luce del consolidato criterio della cosiddetta causalità adeguata, (sulla base della quale, all'interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiono - ad una valutazione ex ante - del tutto inverosimili), non può negarsi che non è inverosimile l'ipotesi che, in presenza di idonei segnali di pericolo, il comportamento e, tanto più quello di un'adolescente, avrebbe potuto essere più accorto sino ad arrivare ad escludere il compimento del comportamento vietato". 

24 marzo 2011

GOOD MORNING VELLETRI


Da Bergamo un’iniziativa che  ha Velletri 
non gli passa manco capa!
 
Bergamo da un’esempio di grande civiltà ed  eco- sostenibilità , non vezzeggiano i suoi cittadini , ma bensì contribuendo insieme a loro nel combattere non solo i decibel , ma anche l’inquinamento atmosferico facendo parcheggiar gratis chi possiede auto ,moto e bici elettriche
La stessa Bergamo parteciperà alla campagna un giorno per la terra spegnendo le luci della città per un’ora con un risparmio che non è poco .
Inoltre incentiverà in modo autonomo l’acquisto di questo nuovo modo di mobilità alla faccia di tutti i governi e governanti che continuano a susseguirsi inutilmente .
Senza raggiungere l’obbiettivo primario ,  ed eliminare la dipendenza da combustibili e far si di non  mettere nuove tasse sui carburanti .

NOTIZIE GIURIDICHE


Cassazione: illegittimo licenziamento se per malattia esce di casa su base medica e viene ingiustamente spiato
Non è licenziabile il lavoratore che, durante un periodo di malattia, esce di casa, a piedi e in auto per le normali incombenze della vita quotidiana,  Un’altra vittoria per il lavoratore spiato da un’azienda solo per ridurre il personale . E' quanto affermato dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione che, con sentenza n. 6375 del 21 marzo 2011, ha respinto il ricorso di un un'azienda - che ha fatto spiare è poi licenziare  un dipendente .Gli  ermellini hanno sorretto la motivazione da un’adeguata logica, oltre che immune da errori di diritto circa la mancanza di prova di una violazione disciplinare a fondamento del licenziamento intimato"; hanno  inoltre precisato come nessun addebito poteva essere mosso al lavoratore che si era adeguato alle indicazioni del suo medico curante, che gli aveva prescritto di "compiere del movimento dopo una lunga malattia . Gli Ermellini, affermando che riprendere la vita normale non ritarda la guarigione, hanno sottolineato inoltre che, dalle indagini investigative, scorrette  e cioè il lavoratore in questione , in precedenza non aveva mai abusato dell’astensione dal lavoro in precedenza e per tanto l’accanimento dell’azienda in questione e bastato ai supremi giudici che non era emerso lo svolgimento da parte del dipendente di altre attività lavorative bensì "la ripresa di alcune attività della vita privata cioè di attività di una gravosità di cui non è evidente la comparabilità a quella di un'attività lavorativa a tempo pieno".
Inoltre all’azienda e stata condannata ad un risarcimento molto congruo !

23 marzo 2011

GOOD MORNING VELLETRI


quidquid justicia expensis
SIA FATTA GIUSTIZIA COSTI QUEL CHE COSTI !

 
Dopo il 17 marzo quello che si credeva ,è cioè che  la maggior parte di voi pensava  che la vicinanza tra le varie forze istituzionali che ci governano e proteggono sia di giorno che di notte potesse in fonderci maggior coraggio nell’andare avanti .
Ci dispiace non è così poiché chi deve intervenire non interviene  , facendo così in modo da sovvertire tutto e tutti !
Noi da questo blog gridiamo senza indugio sia fatta giustizia costi quel che costi, verso chi abusando della sua divisa e cioè infangare chi per quella divisa e morto sacrificandosi per il bene comune .
Invece ci si sveglia con un incubo reale e scoprendo che invece di seguire il proprio status , sono le vittime a essere condannate ad una morte lenta e dolorosa quid quid justicia expensis queste devono essere le frasi che devono rieccheggiare  nelle aule dei tribunali per far si che la giustizia sia protagonista per una nuova era .
Dopo questo video avete voi la convinzione che ci si possa fidare ancora di queste figure ?
Se la giustizia nella repubblica non regna con impeto assoluto non è che un vano nome
Ed a noi non resta che farci giustizia da soli con le nostre mani , e poi venir processati di fronte ad una legge che protegge i criminali , dove di fronte a prove in discutibili , di fronte ad altri servitori dello stato , che poi proprio loro si comportano da complici insieme hai legislatori che non hanno detto nulla su questo schifo , anzi c’è una complicità omertosa .
A quando dunque che sia fatta giustizia costi quel che costi?
Firmiamo dunque , bombardiamo dunque il sito dell'arma dei carabinieri , intasiamo dunque il sito della polizia di stato che con la pubblicità di Giancarlo giannini combatte la pedofilia , per poi scoprire che siamo presi per i fondelli e che i mostri portano una divisa e girano impuniti !
http://www.firmiamo.it/no-al-pedofilo-in-famiglia-libero-video-le-iene
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/215711/calabresi-pedofilo-in-famiglia.html#tc-s1-c1-o1-p1

22 marzo 2011

NOTIZIE GIURIDICHE


CASSAZIONE ;IL MALATO A SPASSO I SUPREMI GIUDICI DICONO SI
Niente licenziamento per il lavoratore in malattia sorpreso fuori di casa .

Licenziamento illegittimo , non và licenziato in nessun modo pena un risarcimento al danneggiato questa e la sentenza  di conferma della cassazione sezioni unite del lavoro che conferma a sua volta la sentenza della corte di appello di torino che aveva dichiarato l’illegittimità del  licenziamento con reintegrazione e risarcimento danni poichè si era assentato dal lavoro per una distorsione  alla caviglia  .
I supremi giudici avevano ricostruito la vicenda medica del lavoratore  e constatato che gli era stato prescritto dal medico un’adeguata riabilitazione con movimento dell’articolazione lesa e delle camminate proprio nell’ultimo periodo di astensione dal lavoro
Quando il lavoratore fu raggiunto dalla lettera di licenziamento , quest’ultimo ricorse prima hai giudici di torino , che non solo ribadivano il reintegro ma , anche un cospiquo risarcimento poiché gli stessi non avevano preso in considerazione la spiegazione scritta del lavoratore violando senza mezzi termini i diritti fondamentali del lavoratore minando così la sua integrità morale di fronte alla comunità
Così facendo sono stati condannati anche ad un risarcimento  di migliaia di  euro!

NOTIZIE GIURIDICHE


Consiglio di Stato: Comune 'ritardatario' paga anche danno biologico al costruttore

Con la sentenza n. 1271 depositata il 28 febbraio 2011, la quinta sezione del Consiglio di Stato ha stabilito che il comune che ritarda nel rilasciare il permesso di costruire paga non solo il danno patrimoniale ma anche quello biologico e cioè la lesione alla salute derivante dall'inerzia della P.A. L'imprenditore davanti ai giudici amministrativi di secondo grado, è infatti riuscito a provare che l'inerzia della P.A. gli aveva creato uno squilibrio, concretizzatosi in uno stato di ansia e in vari disturbi di origine dermatologica. Grazie alla nuova formulazione dell'art. 2-bis della legge sul procedimento amministrativo, introdotto dalla legge 69/2009, l'imprenditore è riuscito così ad avere non solo il risarcimento del danno di origine patrimoniale ma anche il risarcimento dell'ingiusto danno da ritardo, basato sul non rispetto del termine di conclusione del procedimento. Secondo la ricostruzione della vicenda, in primo grado il Tar aveva respinto la richiesta dell'imprenditore che aveva quindi impugnato la sentenza del Tar al Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada, accogliendo il ricorso dell'uomo, hanno in proposito spiegato che "nel caso di specie, ricorre l'ipotesi in cui il privato invoca la tutela risarcitoria per i danni conseguenti al ritardo con cui l'amministrazione ha adottato un provvedimento a lui favorevole, ma emanato appunto con ritardo rispetto al termine previsto per quel determinato procedimento. Il ritardo procedimentale ha, quindi, determinato un ritardo nell'attribuzione del c.d. "bene della vita", costituito nel caso di specie dalla possibilità di edificare secondo il progetto richiesto in variante. In questi casi la giurisprudenza è pacifica nell'ammettere il risarcimento del danno da ritardo (a condizione ovviamente che tale danno sussista e venga provato) e l'intervenuto art. 2-bis, comma 1, della legge n. 241/90, introdotto dalla legge n. 69/2009, conferma e rafforza la tutela risarcitoria del privato nei confronti dei ritardi delle p.a., stabilendo che le pubbliche amministrazioni e i soggetti equiparati sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. La norma presuppone che anche il tempo è un bene della vita per il cittadino e la giurisprudenza ha riconosciuto che il ritardo nella conclusione di un qualunque procedimento, è sempre un costo, dal momento che il fattore tempo costituisce una essenziale variabile nella predisposizione e nell'attuazione di piani finanziari relativi a qualsiasi intervento, condizionandone la relativa convenienza economica (Cons. Giust. Amm. reg. Sic., 4 novembre 2010 n. 1368, che, traendo argomenti dal citato art. 2-bis, ha aggiunto che il danno sussisterebbe anche se il procedimento autorizzatorio non si fosse ancora concluso e finanche se l'esito fosse stato in ipotesi negativo)". 

20 marzo 2011

GOOD MORNING VELLETRI


IL RITORNO DEL SUPERBOLLO
E’ VAI UN’ALTRA TASSA , CI MANCAVA SOLO QUESTO IL RITORNO PER IL SUPERBOLLO PER I DIESEL , PER ADESSO SOLO I SUV , MA E A DISCREZIONE DELLE REGIONI APPLICARLO OPPURE NO , CREDETE CHE  ALLA REGIONE LAZIO NON SIANO PRONTI VI SBAGLIATE , SONO PRONTI ECCOME .
Un superbollo sui Suv e le automobili di grossa cilindrata, a discrezione delle Regioni. Il governo sarebbe pronto a fare un nuovo passo avanti nei confronti dei governatori, ma soprattutto del Partito democratico, ( OVVERO PARTITO DEMONIACO VISTO SONO GIA’ CONCORDI ! COME VI AVEVAMO GIA’ DETTO IN PRECEDENZA IN GENERE I PARTITI POLITICI SI ALLEANO SEMPRE PER COMBATTERE IL LORO PIU’ ACERRIMO NEMICO  IL POPOLO !)per ottenere un via libera condiviso e bipartisan al decreto sul fisco regionale, il nuovo tassello del federalismo fiscale in discussione in Parlamento.
Sarà forse anche per questo che il Partito democratico, dopo aver seccamente respinto la prima mediazione del ministro Roberto Calderoli, che già recepiva dieci delle dodici proposte del partito, sembra aver ammorbidito la sua posizione.
I dettagli del superbollo devono essere ancora messi a punto, ma la sovrattassa, che sarebbe comunque facoltativa per le Regioni, colpirebbe le autovetture di potenza superiore ai 130 kw. E sarebbe ovviamente aggiuntiva al bollo auto che si paga oggi alle Regioni. Alle Regioni la sovrattassa sui fuoristrada e le auto di lusso aiuterebbe a compensare, anche se solo in parte, il taglio dei trasferimenti per 4 miliardi attuato l'anno scorso dal governo.
Manovrare quelle aliquote, sapendo che lo Stato non ripianerà più i debiti, sarà una responsabilità politica dei governatori. Lo stesso per i presidenti di Provincia e le tasse sull'Rc Auto: potranno portarle dal 12,5% fino al 16%, o ridurle al 9%. Potenzialmente sono 600 milioni di tasse in più per i cittadini, «ma poi gli amministratori locali dovranno risponderne ai loro elettori, che finalmente sapranno quanto costano GLI SPRECHI CHE LORO STESSI ADOTTANO .
VE LO RIPETIAMO I POLITICI SONO TUTTI UGUALI CHE SIANO PD .PDL.SEL.IDV.UDC. ecc ecc . SONO COME I SERPENTI CAMBIANO PELLE  MA IL VELENO E SEMPRE LETALE PER NOI CITTADINI VOLETE VOI VOTARLI ANCORA ?

GOOD MORNING VELLETRI


Velletri : GAIA CHIEDE 7 MILIONI
Totò avrebbe detto : che che sono solo  quisquiglie!
Invece al comune non crediamo visto che il buffo non è minimo il consorzio Gaia chiede 7 milioni di euro solo al comune di Velletri  per i buffi regressi ma entriamo nel dettaglio che è meglio come diceva il puffo quattrocchi .
Mazzette, soldi spariti nel nulla, sprechi. Dissesti finanziari, danni all’ambiente. E un’esplosiva indagine che sta per concludersi, quella riguardante una discarica a Colleferro costata 30 milioni di euro ma che nessuno ha mai visto, nonostante sulla carta risulti già realizzata. A guardare i numeri che ruotano attorno al consorzio Gaia, quello che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti in 48 comuni dei Castelli e del Frusinate, viene da chiedersi perché in tanti siano interessati al suo acquisto?
 Le ultime cifre vengono da una sentenza di febbraio della Corte dei Conti del Lazio che ha visto la condanna di Roberto Scaglione, ex amministratore della società a capitale pubblico e oggi in amministrazione straordinaria dopo la dichiarazione dello stato d’insolvenza nel 2007. Il manager (cinque anni fa ammanettato pure per lo scandalo laziale delle case Asl da cartolarizzare, una storia di decine di appartamenti alienati a prezzi irrisori) dovrà rimborsare le casse erariali per una somma di un milione di euro, l’ammontare - in sostanza - di una serie di bustarelle intascate per aumentare il valore di forniture giunte dall’estero.
rispetto alla richiesta di maxi risarcimento di 212 milioni di euro indirizzata dalla procura contabile – in un altro procedimento – ancora a Scaglione e ad altre sette persone, tutti componenti dell’ex cda, ex manager ed ex revisori di Gaia. (Sono tutti ex ma non er i soldi spariti quelli non sono ex )

Il presunto danno erariale in questione equivale alla valanga di soldi arrivata dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal ministero dell’Economia in gran parte spariti nel nulla. Anzi: del fiume di danaro è «rimasta ignota l’effettiva destinazione», per usare le parole dell’atto di citazione.
Altre cifre che condizionano l’attività di Gaia , riguardano i debiti - per un totale di 53 milioni di euro - che gli stessi comuni radunati nel consorzio hanno nei suoi confronti. Somme ingenti come quelle che devono restituire Velletri (7 milioni), Valmontone ( 5 milioni), Fiuggi (4,6), Frascati (4), Subiaco (3), Artena (1,5), Palestrina (2). Con i rimborsi congelati, adicembre i circa 500 lavoratori della società si sono ritrovati senza stipendio e tredicesima, garantiti in extremis da un intervento della Regione che ha consentito il ritardato pagamento di un’ecotassa, dando così ossigeno alle casse del consorzio per qualche tempo ancora.
E come se non bastasse ci sono i milioni spariti , c’è il caso dei 30 milioni di euro concessi dalla Cassa Depositi e prestiti nel 2004, per la realizzazione di una seconda discarica a Colleferro. Un vero e proprio impianto fantasma. Lo si legge chiaramente in un dossier l’opera risulta completamente edificata nel 2005, invece a tutt’oggi è inesistente - è scritto nelle 76 pagine indirizzato al presidente del Senato Renato Schifani - e non esiste neppure il progetto esecutivo, nonostante siano state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture». Se non altro la sparizione della colossale somma non è passata inosservata. Lo spiega ancora la relazione parlamentare votata il 2 marzo: «Le indagini relative a questo procedimento sono ormai concluse e la procura della Repubblica di Velletri sta valutando le modalità di esercizio dell’azione penale nei limiti ordinari».

19 marzo 2011

NOTIZIE GIURIDICHE


Cade per crepa su marciapiede, Comune di Torino condannato a risarcire
Una vittoria scontata quella che ha ottenuto un cittadino di  Torino, sebbene a distanza di sette anni dal fatto. Sì, perché nel 2004, l'allora cittadino stava camminando sul marciapiede di Via San Secondo a Torino, quando mettendo piede su una buca di poco più di tre centimetri, l'uomo cadde a terra, riportando un infortunio che gli causerà un temporaneo problema di deambulazione. Ma il cittadino non si arrende all'idea che sia stata la pura fatalità a causargli l'incidente e nonostante il suo avvocato gli comunichi subito la difficoltà a vincere la causa, egli cita il Comune per danni per conto suo , ritenendolo responsabile, in quanto il marciapiede sarebbe di proprietà comunale. I legali del Comune tentano di spostare la questione sulla proprietà del marciapiede, ( si badi bene un cittadino contro tre avvocati hanno perso!)che ritengono dell'adiacente condominio, ma non riuscendo a dimostrare, incappano in una condanna, per questo il tribunale di torino accertandosi nelle indagini a trovato numerosi precedenti giurisprudenziali (Cass. 2244/69; 5539/97; 2850/98; 1571/04)”. La situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che da luogo al cosiddetto trabocchetto o insidia stradale, individua un “indice tassativo ed ineludibile della responsabilità della pubblica amministrazione (Cass. 10654-04; 11250-02; 2850-98)”.Cass. Sez. III, sent. n. 12329 del 06-07-2004). I Giudici di Piazza Cavour sono quindi tornati a precisare che in questi casi "deve essere applicato l'art. 2043 c.c., che impone l'osservanza della norma primaria del neminem laedere",per un importo pari a 12.500 euro circa, più gli interessi per i sette anni trascorsi. Fate vi un po’ i conti Come conferma il cittadino infortunato, la vittoria non era scontata, essendo molto più probabile che si vinca per problemi di manto stradale, ma sulle corsie, non sui marciapiede. Il risarcimento avrebbe potuto essere ben più alto, ma l'uomo non si e dato per vinto e dove tutto e tutti gli dicevano lascia perdere e persa in partenza grazie a lui e stata scritta un’altra sentenza che condanna i comuni al risarcimento  
Anche a velletri poco tempo fa un’anziana e caduta rovinosamente a terra  per il dissesto del manto stradale riportando ferite .
 Quindi Meditate sindaci , meditate amministratori comunali !
Meditate e parecchio !!!!!!